La riapertura del Museo


Museo Pontificio Santa Casa
con la consulenza Artistica e Culturale dei Musei Vaticani

Signore e Signori!
Distinte autorità civili, militari ed accademiche
ho il piacere di porgervi il benvenuto e vi ringrazio per la vostra presenza alla riapertura e inaugurazione del Museo della Santa Casa.
Papa Francesco con il motu proprio dell’11 febbraio dello scorso anno ha chiesto che ogni Santuario diventi sempre più polo di evangelizzazione per irradiare la luce della fede nella vita ordinaria delle persone e delle comunità ecclesiali.

In questo singolare luogo Mariano, l’arte è sempre stata un mezzo provvidenziale per comunicare Cristo, ieri come oggi.
Tutto il patrimonio artistico e culturale che costituisce il complesso di questo santuario, è scaturito dall’evento centrale del cristianesimo, che è avvenuto tra le mura della Santa Casa: qui Dio si è fatto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.
Facendosi uomo, infatti, il Figlio di Dio ha introdotto nella storia dell’umanità tutta la ricchezza della verità e del bene, e con essa ha svelato anche una nuova dimensione della bellezza: il messaggio evangelico ne è colmo fino all'orlo. 
La Sacra Scrittura è diventata così una sorta di « immenso vocabolario » (P. Claudel) e di « atlante iconografico » (M. Chagall), a cui hanno attinto la cultura e l'arte cristiana.

Come evangelizzare, oggi? Come “dire” la Verità e la vita buona del Vangelo? Ecco dunque la via della bellezza, la via dell’arte come percorso che può ben coniugare l’esigenza di comunicare l’esperienza cristiana e che permetta, allo stesso tempo, una adesione libera, consapevole e coinvolgente.

La bellezza, infatti, coinvolge non solo la mente, ma anche i sentimenti e le emozioni, risveglia le aspirazioni profonde di ogni cuore, riaccende la stupore e la meraviglia e orienta verso un futuro di speranza e di libertà. Questo d’altro canto è lo scopo specifico delle opere d’arte e di ogni espressione artistica, incluse la musica, la letteratura ecc..

La riapertura di questo Museo non è solo funzionale, ma esprime una singolare valenza simbolica, perché dice innanzitutto la costante e sempre rinnovata volontà della Chiesa di dialogare con l’umanità nel segno dell’arte e della cultura, ponendo a disposizione di tutti il grande patrimonio che la storia ci ha affidato. 

Questo Museo deve essere pertanto accessibile a tutti, (sottolineo il tutti) credenti e non credenti, di qualsiasi estrazione sociale e culturale,e deve rientrare a pieno titolo nella rinnovata offerta spirituale e cultuale del Santuario.
Con questa prospettiva, abbiamo voluto recuperare la profonda connessione che esiste tra questo patrimonio della Delegazione Pontificia e il Vaticano. 

La nuova denominazione che da stasera assume: Museo Pontificio – Santa Casa, vuole dunque esprimere meglio il legame con i Musei Vaticani che garantiscono la consulenza artistica e culturale.

Sono certo che questa collaborazione risulterà particolarmente fruttuosa per lo sviluppo e la valorizzazione delle opere qui conservate.
Ringrazio al riguardo, la Direzione dei Musei Vaticani, che nella persona della Dott.ssa Barbara Jatta ha dedicato molto tempo con i suoi collaboratorialla visita e allo studiodel patrimonio del Santuario lauretano e ringrazio altresì il Governatorato per lo Stato della Città del Vaticano, che ha assicurato la collaborazione tra i Musei Vaticani e questo Museo Pontificio.
A rappresentare queste Alte Istituzioni è qui con noi stasera la Dott.ssa Alessandra Rodolfo, che saluto cordialmente.

Ringrazio quanti a vario titolo (consulenti, maestranze, servizi tecnici) hanno contribuito a questa riapertura. 

Quello di oggi è solo un ulteriore passo che si aggiunge al cammino già percorso dai miei illustri Predecessori, che voglio ricordare con animo grato: gli arcivescovi Capovilla, Macchi, Comastri, Danzi, e il mio caro predecessore Mons. Giovanni Tonucci.

È anche però un primo, nuovo, passo di un percorso ancora lungo e laborioso, per il quale rivolgo un sentito incoraggiamento al Dottor Vito Punzi, a Sorella Luigina Busani e alla Dott.ssa Kety Sordi, e a quanti qui vorranno offrire in maniera costruttiva la loro opera.  Ad essi, infatti, spetta di gestire e promuovere nel modo migliore questa splendida realtà, affinché raggiunga gli scopi per i quali è stata concepita e realizzata.

Concludo con un pensiero del Grande Papa Beato Paolo VI: “Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione”

Con questo spirito, siano benvenuti e si “sentano a casa” quanti visiteranno questo tempio dell’arte e della cultura.

  Fabio Dal Cin
Arcivescovo Delegato Pontificio

Loreto, 24 giugno 2018